Food

Il cibo a km 0 e filiera corta, la tutela della legge

La nuova proposta di legge

Lo scorso novembre, lo stato italiano ha discusso una nuova legge a tutela dei consumatori e dei produttori per ciò che concerne il famoso cibo a chilometri 0. Si tratta di una questione molto importante per l’Italia, poiché il cosiddetto prodotto a filiera corta è un vanto delle nostre aree rurali e dei suoi produttori. La nuova legge dovrebbe proprio a definire meglio il quadro dei prodotti che si possono considerare a km 0 e a garantire tutele e incentivi sia per chi lo produce che per chi lo acquista. In sostanza l’intento è di dare un notevole contributo per uno sviluppo ulteriore di questo fondamentale settore produttivo italiano in grande espansione.

La legge in vigore

La nuova legge si va ad inserire in un contesto già previsto e regolamentato da una precedente legge del 2013, che era in linea in linea con quanto stabilito dal Regolamento (UE) n.1305/2013. Si tratta di definire il quadro ed il contesto per una precisa collocazione del settore. In buona sostanza i tre articoli già recepiti nel 2013 stabilivano le finalità del disegno di legge. Ovvero, il primo per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agroalimentari a chilometro zero o provenienti da filiera corta di origine locale, stagionali, di qualità, per incentivare la commercializzazione e il consumo, ma anche per garantire un’adeguata informazione sulla loro origine e specificità. Il secondo articolo invece delinea le definizioni di chilometro zero, filiera corta e inserisce, rispetto a prima, quella di mercato alimentare di vendita diretta: le aree pubbliche o private destinate alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli singoli o associati iscritti nel registro delle imprese. Infine, l’articolo 3 stabilisce che in caso di apertura di mercati in aree pubbliche, i comuni possano riservare agli imprenditori agricoli che vendono prodotti a chilometro zero o a filiera corta appositi spazi all’interno delle aree del mercato, ma anche che le regioni e gli enti locali, previa intesa con le associazioni di rappresentanza del commercio e della grande distribuzione, possano favorire la destinazione di particolari aree all’interno dei supermercati destinate alla vendita di tali prodotti.

La nuova legge

La nuova proposta di legge in discussione aggiunge due articoli alla legge precedente per una migliore efficacia. Il quarto articolo, oltre i primi tre già descritti, definisce le regole per l’istituzione dei loghi di identificazione “chilometro zero o utile” e “filiera corta”. Questi devono essere esposti nei luoghi di vendita diretta, nei mercati, negli esercizi commerciali o di ristorazione quindi negli spazi espositivi appositamente dedicati all’interno dei locali, anche della grande distribuzione. Devono inoltre essere pubblicati nelle piattaforme informatiche di acquisto o distribuzione che forniscono i prodotti agricoli e alimentari. L’articolo 5 disciplina invece la promozione dei prodotti nella ristorazione collettiva: si definisce infatti un criterio di premialità per le strutture collettive che scelgono, a parità di offerta, l’utilizzo in quantità congrua, dei prodotti alimentari e agricoli a chilometro zero o utile o provenienti da filiera corta, adeguatamente documentato.

Il settore del food a chilometro zero, tramite queste nuove disposizioni, potrebbe trovare una nuova sicurezza e certificazione che lo proteggano e lo sollevi definitivamente al di sopra del mare magnum del panorama del food italiano.

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