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Molise, la terra dei tartufi

La tradizione di una pregiata essenza alimentare

Pochi sanno che il Molise, nonostante l’esiguità del territorio, sia uno dei principali produttori nazionali di tartufo, il pregiatissimo fungo. Ebbene, sì: trattasi di fungo, il cui frutto si trova sotto terra ed è quello che chiamiamo comunemente tartufo. La particolare conformazione orografico/climatica della regione è particolarmente favorevole al suo sviluppo, soprattutto  di una della specie più rare e costose, il cosiddetto tartufo bianco pregiato, di cui addirittura il 60% dell’intera produzione nazionale proviene dal Molise.

Il tartufo in Molise

Varie sono le specie di tartufo che si trovano in Molise. La più pregiata in assoluto, molto costosa e richiesta dalla cucina di alto livello, è quella del tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum Pico). E’ una specie che incontra habitat favorevolissimo nei fondovalle montani umidi e poco assolati, con terreni poveri di humus e specialmente alluvionali, sedimentari, di frana, di scarpata. Per questo motivo si trova maggiormente nella provincia di Isernia, nell’Alto Molise, fra i comuni di Frosolone, Carovilli e S. Pietro Avellana e nella zona di Bojano (Spinete). Un’altra specie molto diffusa nella regione è il cosiddetto Scorzone, o tartufo nero estivo, (Tuber Aestivum Vittadini). E’ più diffuso e di minor pregio rispetto al tartufo bianco pregiato e cresce in aree con terreni calcarei, drenati e ciottolosi, in boschi di latifoglie e misti ma anche sotto piante isolate, senza prediligere alcuna esposizione, a quote variabili dal livello del mare fino a 1400-1600 m. E’ inoltre presente una specie chiamata Tartufo Nero Pregiato (Tuber Melanosporum), che è una delle varietà più pregiate a livello commerciale ed protagonista della cucina internazionale. Presenti in regione anche il tartufo nero uncinato (Tuber Uncinatum Chatin), molto simile al tartufo nero estivo, ed il tartufo Bianchetto (Tuber Borchii).

Un’antica tradizione

La cavatura del tartufo è attività plurisecolare in Molise, un’antica tradizione che si tramandava di padre in figlio nei piccoli borghi circondati da foreste. Un’arte vera e propria quella del tartufaio che passava, ed è tutt’ora così, attraverso una simbiosi totale con la natura ed i suoi ritmi. Il mestiere prevedeva anche l’addestramenti di cani che con il loro fiuto rendevano più facile l’individuazione del tartufo. Al giorno d’oggi tale attività è strettamente disciplinata e diventata un mestiere vero e proprio. Colui che ricerca tale tubero, secondo la normativa vigente, deve essere abilitato all’esercizio di tale attività mediante il possesso di un tesserino rilasciato dalla provincia di appartenenza solo in seguito al superamento di uno specifico esame. La legge italiana prevede per la ricerca del tartufo anche l’uso obbligatorio di un cane addestrato allo scopo. Non ci sono invece specifiche prescrizioni riguardo la razza, ed ogni tartufaio è libero di utilizzare il cane che preferisce. Ciò non toglie che alcune razze siano più utilizzate di altre, sono più facilmente addestrabili, e più portate a questo “mestiere”. Le razze preferite dai tartufai sono quindi il lagotto romagnolo, il bracco italiano ed il Jack Russell.

Eventi

In una regione tanto ricca di tartufo e tartufai non potevano certo mancare eventi legati alla tradizione e alla degustazione/vendita. Tarati sui periodi di raccolta, una breve lista dei più importanti appuntamenti regionali annuali:

– Fiera del tartufo bianco (1-3 novembre) e Fiera del tartufo nero estivo o scorzone (agosto, weekend precedente il ferragosto) a San Pietro Avellana (IS).
– La ‘TARTUFATA” di Miranda (IS) giunta alla XX^ edizione (luglio/agosto)
– Fiera del tartufo bianco (a dicembre) a Frosolone
– Sagra del Tartufo a Forli del Sannio (luglio), frazione di Vandra
– Sagra del Tartufo (agosto) a Carovilli
– Sagra del Tartufo (agosto) a Macchiagodena

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