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Coronavirus: allarme per il settore turistico italiano

Crollano le prenotazioni per Pasqua e si teme per l'estate

Coronavirus, ora è ufficialmente allarme per il settore turistico italiano. Che la psicosi e le restrizioni dovute al Covid19 potessero fare enormi danni all’economia italiana era prevedibile. Tuttavia vi sono settori per loro natura più sensibili a situazioni di instabilità, segnatamente il settore turistico, quello dell’intrattenimento e dello spettacolo e lo sport. Con gli occhi preoccupati del mondo sull’Italia era inevitabile che la parte dell’economia italiana che più ne avrebbe risentito sarebbe stata quella dell’accoglienza e della ricettività. Ma i numeri sono davvero pesanti. Vediamo nel dettaglio.

Situazione e reazioni

L’istituzione di aree di quarantena sul territorio italiano ed il fatto di essere il terzo paese al mondo per numero di contagi (in aumento) ha ovviamente innescato tutta una serie di reazioni ufficiali da parte dei governi esteri. Irlanda, Israele, Croazia, Bosnia, ma anche Stati Uniti (Trump sta valutando addirittura la sospensione dei voli da e verso l’Italia) sono solo alcuni dei paesi che hanno ufficialmente diffidato i propri cittadini a recarsi in Italia. Ma anche ove i governi non abbiano preso posizione ufficiale in tal senso, i cittadini stranieri non si sentono più sicuri di recarsi in Italia né per lavoro né per turismo. A poco servono, per ora, le rassicurazioni del governo italiano circa la capacità di contenimento del contagio.

Dati preoccupanti

Secondo Federturismo Confindustria, il settore turistico ha subito cancellazioni che vanno dall’80% per le città fino al 95% in montagna che, oltre al Coronavirus ha dovuto patire anche una stagione invernale povera di neve. Napoli prevede perdite per oltre il 30% per Pasqua, come Milano, Venezia oltre il 40%, Torino arriva addirittura al 50% e la Riviera Romagnola sta avendo già ora pioggia di debooking non solo per il periodo pasquale ma anche e soprattutto per l’estate. Ma la situazione è simile per quasi tutte le principali mete turistiche italiane. La gravità della situazione è sottolineata dal vicepresidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli, in un intervento al Sole 24 Ore. Afferma: “Le stime più prudenti prima della diffusione parlavano di una perdita di 5 miliardi di euro, ma adesso ci troviamo nella condizione di non poter più nemmeno stimare l’impatto a causa della drammatica evoluzione in corso. Anche nel caso di una rapida soluzione del problema per il nostro settore la stagione è compromessa: oltre alle migliaia di cancellazioni, si aggiungono le mancate prenotazioni per tutto il secondo semestre 2020, normalmente già a buon punto in questa parte dell’anno”.

Insomma, la situazione è seria. Basti ricordare che il settore turistico produce circa il 15% del PIL italiano e impiega milioni di persone, tra è l’altro quello che vede la maggior presenza di giovani (circa il 60% degli impiegati ha meno di 40 anni). Pertanto, le associazioni di categoria hanno chiesto allo Stato l’apertura dello stato di crisi, auspicandosi che la situazione si risolva in fretta.

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